Ogni giorno capita di perdere qualche opportunità perché manca il coraggio di mettersi in gioco. E ci si giustifica con le scuse più assurde. Ad esempio, immagina un caposquadra che sta guidando una squadra di persone e viene a riferire che i membri della squadra non stanno lavorando bene. La domanda che viene spontanea è: hai provato a coinvolgere questi ragazzi? Hai condiviso con loro gli obiettivi?

Un altro esempio è accaduto poco tempo fa qui in RK. L’operaio saldatore ci disse:

Non ho potuto saldare questo pezzo perché è finito il gas

Ovviamente se si sta saldando un componente la bombola dista al massimo qualche metro. Com’è possibile che in tutto il giorno non gli sia mai venuto in mente di controllare se il gas era sufficiente? La colpa è naturalmente della bombola del gas. Questi due esempi sono tipici delle scuse che si cerca di inventare e che incidono sul lavoro di tutti. Julio Velasco, allenatore di pallavolo che ha vinto tutto, ora consulente aziendale, afferma in un’intervista:

«L’attaccante, nella pallavolo, schiaccia fuori perché la palla non è alzata bene. A sua volta l’alzatore non è stato preciso per colpa della ricezione. A questo punto i ricevitori si girano a guardare su chi scaricare la responsabilità. Ma non possono chiedere all’avversario di battere facile, di modo da ricevere bene. Così dicono di esser stati accecati dal faretto sul soffitto, collocato dall’elettricista in un punto sbagliato. In pratica, se perdiamo è colpa dell’elettricista».

Riassumendo le sue parole, a volte è più facile dare la colpa ad altri piuttosto che cercare di fare il meglio con quello che si ha a propria disposizione.

Questo concetto per i pallavolisti è diventato:

“lo schiacciatore non parla dell’alzata, la risolve!”

Spostando il focus sull’operaio saldatore diventa:

“il saldatore non parla del gas della saldatrice, lo risolve!”

E per il responsabile della qualità:

“il responsabile qualità non parla delle non conformità, le risolve!”

E così via per tutte le figure aziendali, dall’amministrativo, al progettista, alla direzione. Questo è il modo con cui lavoriamo in RK, non scarichiamo le colpe, ci confrontiamo per risolvere i problemi che sono di tutti i membri della squadra. 

In quest’immagine: Massimo e Manuel in un confronto tecnico.

“A volte ripenso ad alcune situazioni vissute in prima persona. Vendevo macchine industriali ai clienti quando ancora non avevo un’officina attrezzata per costruirle.
Le realizzavo in pochi metri quadri, negli angoli dei capannoni dei miei fornitori. In piena crisi economica, un periodo in cui i miei principali competitors facevano fatica a vendere anche solo la manutenzione di vecchie macchine, io costruivo le mie. L’automazione la realizzavo direttamente divertendomi seriamente (ancora una citazione di Velasco).

Dopo qualche anno mi è stato riferito che allora mi davano del pazzo e pensavano: “Ecco un altro che si mette a fare cose complesse e piene di rischi”.

Tuttavia i clienti erano soddisfatti e le macchine che costruivamo andavano e vanno ancora bene. Alcune, ad esempio, operano ancora oggi su tre turni di lavoro al ritmo di un pezzo ogni due secondi. Per capirci, mentre si è in pausa caffè, viene prodotto quasi uno scatolone di pezzi.

I clienti che allora ci diedero fiducia per le soluzioni proposte, per le capacità mostrate e, soprattutto, per la passione che mettevamo, sono ancora oggi nostri clienti.
E se lo sono ancora è perché hanno apprezzato come risolviamo l’automazione industriale, senza scuse!“